Il risotto di gò è un piatto veneziano piuttosto anomalo, in quanto il gò (ghiozzo in italiano) è oggettivamente uno dei pesci più ostili da mangiare: brutto da vedersi, abita i fondali più melmosi della laguna, e soprattutto risulta quasi impossibile da pulire. Il ghiozzo, da giovane, viene utilizzato per pescare il branzino. Anomala è anche la preparazione, in quanto il Gò va bollito intero (facciamo un gò grosso a persona, a cui vanno tolti gli occhi, lo stomaco e la coda) in acqua bollente insieme ad una cipolla, due carote e a tre gambi di sedano per circa un’ora. Una volta stracotto, si passa il tutto al passa pomodoro, ottenendo quindi un brodone polposo grigio di gusto piuttosto dolce. E’ con questo farmaciaabuonmercato.com/viagra.html brodone di pesce che si prepara il risotto di gò. Si tosta il risotto con un po’ di cipolla, e si aggiunge man mano che si cucina il riso il brodo di polpa di gò. Una volta pronto, lo si manteca con dell’olio extravergine e del pepe, e un mezzo bicchierino di brandy. Il risotto di gò è un piatto già completo di suo, difficile trovarne delle varianti che lo migliorino o lo rendano ugualmente appetibile. Una buona alternativa, magari per chi non ama particolarmente il gusto di pesce tendente al dolciastro, potrebbe essere quella di aggiungere un po’ di vongole o comunque un pesce con un gusto un po’ più ‘’marino’’ del ghiozzo. Ricetta a cura di David Marchiori gestore dell'Osteria Palaplip e creatore del Blog Incoscienzaatavola