Nel cuore della Little Italy di Manhattan, dove i boss mafiosi dettano legge e la fede vacilla, Padre Joe, un uomo di Dio diverso da tutti gli altri, conduce una guerra segreta, smantellando da solo le organizzazioni criminali e trasformando la malavita cittadina nella sua comunità. Man mano che la posta in gioco si alza e la rete si infittisce, Joe deve stringere alleanze improbabili, oltrepassare i confini sacri e portare la sua guerra oltre le mura della chiesa per salvare vite che nessun altro può salvare. Confessa, pentiti, paga o affronta le conseguenze.
Grande assente al Lido è Al Pacino, interprete nel film, come riportano tutte le agenzie, ha però invia un videomessaggio a Venezia dopo aver saltato la conferenza stampa per “Father Joe”: “Vorrei tanto esserci, davvero”.
“Vorrei tanto essere lì con tutti voi a Venezia, che è una città fantastica e meravigliosa. Ho girato dei film lì. Ci sono stato. L’ho vissuta”, ha detto Pacino, con tanto di occhiali da sole, prima di salutare lo sceneggiatore e produttore Luc Besson (“È bello poter pronunciare il suo nome”) e il suo co-protagonista Kiefer Sutherland. “Buona festa. I migliori auguri a tutti voi.”
La visione del regista Barthélémy Grossmann
Ho sempre visto Father Joe come una favola moderna sulla fede, la redenzione e la complessità della natura umana. Allo stesso tempo, è un thriller d’azione ispirato al cinema di genere con cui sono cresciuto e che ho amato. Lavorare con un cast così straordinario, guidato da Kiefer Sutherland, Ever Anderson e Al Pacino, è stato un privilegio eccezionale. Il loro impegno, la loro generosità e il loro coraggio artistico hanno elevato ogni scena. Sono profondamente grato a Luc Besson per la sua fiducia e il suo supporto durante tutto questo percorso.
Kiefer Sutherland commenta:
“Il mio personaggio, Padre Joe, ha subito una perdita incredibile. Prima di diventare sacerdote, ha perso la figlia e poi la moglie. E ha cercato di fare i conti con il fatto di essere sopravvissuto. Ha cercato di fare i conti con il fatto di sentirsi di aver deluso la sua famiglia. Il sacerdozio e la Chiesa sono due elementi che lo hanno accolto e gli hanno permesso di proseguire il suo cammino, ma ha cercato di rimediare a questa perdita nella sua vita. E poi ovviamente la situazione assume proporzioni epiche quando decide di affrontare gli spacciatori di droga nella sua comunità. Ha una frase meravigliosa in cui dice: “Diffondere la parola di Dio non cambia il male nella mia comunità e ho deciso di assumermi questo compito personalmente” e fa esattamente questo. Quindi, è una favola, se vogliamo. Il personaggio è in lotta, è in conflitto, lotta con un grande senso di perdita e poi con un grande senso di scopo all’interno della sua comunità e lo fa in un modo completamente illegale. E quindi, tutte queste cose in un certo senso giocano l’una contro l’altra in un certo senso “In un modo fantastico.”
Luc Besson in veste di produttore ed autore
Besson in conferenza stampa ha confermato il suo ruolo di pura supervisione rispetto alla lavorazione del film, essendo anche regista che ama lavorare senza intromissioni, ha lasciato a Grossmann piena libertà di azione, aiutandolo e supportandolo ovviamente per ogni dubbio.
Besson si dice ancora stupito delle possibilità tecnologiche odierne: “potevamo discutere al telefono su una scena che volevamo modificare, spiegare al montatore di fiducia che in pochi minuti rendeva possibile rivedere la scena in whatshapp montata diversamente” questa possibilità di fare e rifare in pochi minuti lo vede ancora “incredulo”, raccontando di come bisognava lavorare una volta con tempi enormemente dilatati.
Organizzate dalla Biennale di Venezia per la terza volta nella location della Match Point Arena allestita al Tennis Club Venezia, tornano le Masterclass con grandi personalità del cinema all’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
Luc Besson non poteva mancare, quindi il giorno dopo la proiezione del film Father Joe, nel pomeriggio di domenica, ha tenuto una interessantissima Masterclass in un Arena gremita specialmente di giovani che hanno seguito incantati le sue storie di cinema tra passato e futuro passando anche per l‘AI.
Rispondendo ad alcune domande sulla tecnologia, Luc Besson ha affermato che ogni progresso è uno strumento, e questo include l’intelligenza artificiale. Sa che le persone ne hanno paura ma la sua risposta è: l’AI è una tigre, ma sei tu che tieni la frusta, quindi comandi la tigre e non aver paura.
Besson ha iniziato con il 35mm ma ha acquistato il primo Avid in Francia non appena ne ha visto uno e annuncia che il suo prossimo film è di fantascienza, ambientato tra 1000 anni, e dice scherzando che sarà talmente pazzo che per vederlo il pubblico avrà bisogno del biglietto e forse di un aspirina !
Diana Barrows