Be Brave, la storia di Renzo Rosso, film interamente Ai

Be Brave, la storia di Renzo Rosso, film interamente Ai

La tecnologia non sostituisce la creatività

 …con l’AI cerchiamo di dare un corpo ad un anima
Presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Venezia Open – Fuori Concorso), il film documentario che farà sicuramente discutere a lungo.
È il primo lungometraggio italiano documentario interamente lavorato in intelligenza artificiale.
Il regista Francesco Carrozzini racconta il grande protagonista della moda internazionale Renzo Rosso – audace e visionario fondatore di Diesel che ha trasformato l’anticonformismo in un marchio di fabbrica – realizzandone un ritratto originale e senza sconti. E lo fa utilizzando e trattando il mezzo più discusso e controverso del momento: l’intelligenza artificiale. Senza mai abdicare al totale controllo creativo su tutti gli elementi del film, tutti trattati con lo stesso spirito provocatorio del suo protagonista.

Nel 1996, Diesel sbarca ufficialmente negli Stati Uniti, da sempre la patria del denim, sfidando Levi’s sul suo stesso campo di battaglia: Lexington Avenue.
È così che inizia Be Brave, il documentario su Renzo Rosso, il fondatore di Diesel e del gruppo OTB, oggi un vero e proprio impero della moda.
Per raccontare la sua storia, il regista intraprende un viaggio intervistando amici, colleghi, artisti e creativi.

 
AlIa conferenza stampa di “Be Brave” erano presenti: Francesco Carrozzini (regista), Renzo Rosso, Lorenzo Mieli (produttore – OUR Films), Roberto Beragnoli (creative AI director).

Come è imiziato tutto questo, come è nata l’esigenza di utilizzare l’AI per questo documentrio ed anche tecnicamente come è possibile oggi raggiungere questi risultati?
Il regista Francesco Carrozzini risponde che il film ha tutto tranne che essere un documentario tradizionale in un challenge di produzione mai fatta prima.

Lorenzo Mieli racconta: “Sapevo che Renzo negli ultimi anni era stato approcciato da molti produttori e molti registi che volevano raccontare la sua vita e sapevo che era disponibile, però ascoltava pitch cioè proposte editoriali. – negli ultimi anni mi sono appassionato a capire cosa fosse l’intelligenza artificiale, per curiosità intellettuale ed artistica, mentre la studiavo e conoscendo tutte le persone che ci lavorano e la usano creativamente, ho notato uno strano parallelismo fra l’innovazione di linguaggio che Renzo ha sempre utilizzato nella sua vita. cioè stare avanti nella comunicazione, nonostante lui sia un produttore di cose, di oggetti ma anche di immaginario. Appartengo ad una generazione per la quale le pubblicità della Diesel erano un “sentimento” ed una novità vera di linguaggio negli anni 90, allora notando delle affinità siamo andati da Francesco Carrozzini a dire; forse in questo gioco tra vero e falso, usando AI come strumento creativo per generare qualcosa che solo AI puà fare, possiamo provare a restituire un oggetto coraggioso, innovativo, controverso ed in qualche modo che crea discussione come tutto quello che ha fatto Renzo Rosso, quindi siamo andati da lui, gli abbiamo fatto il pitch e lui ha detto: Figo !!! E quindi ha detto “ora sono fatti vostri, fatelo!” e da lì è iniziato il percorso produttivo.”

Roberto Beragnoli AI director spiega la filosofia che lo ha guidato cioè: “non utilizzare l’intelligenza artificiale come un sostituto ma come un linguaggio a sé, e questo è il focus principale del soggetto. Abbiamo cercato di creare l’inizio di un linguaggio nuovo”.

Renzo Rosso interviene nel dibattito; “Negli ultimi cinque anni sono stato richiesto da tante case produttrici, tanti registi famosi per fare il film della mia vita, però non sono uno showman per niente e quindi tutte queste proposte le ho rifiutate, però quando è arrivato Loren Mieli era una altra cosa ! Quindi inizialmente titubante ascoltavo pensando ad una ennesima proposta di storia della mia vita che a me non interessava, non volevo dire quanto sono bello e figo, poi Mieli ha raccontato a Renzo cosa voleva fare spiegando il progetto con l’uso della tecnologia, allora ha detto Figo!!!
È giusto che sappiate che io sono malato di tecnologia e lo sono sempre stato dal Fax all’e-commerce ! Quindi quando è arrivato Lorenzo Mieli con questa proposta mi ci sono riconosciuto immediatamente, “Questo sono io !” perché mi piace fare le cose prima degli altri, innovative ma vere. Spero che capiate che il film vuole trasmettere un messaggio vero, è qualcosa di speciale che va ai giovani perché io devo a loro la mia vita, i giovani sono quelli che hanno costruito la vita con me, io non sono nessuno ma loro mi hanno dato così tanta energia, così tante idee che è per questo che siamo qua oggi !”.
Rispondendo sulle paure che l’AI sostituisca l’uomo Renzo Rosso spiega il suo punto di vista: “Dal punto di vista creativo non è assolutamente vero che la tecnologia sostituisca la creatività del designer, però è pazzesco quanto ci stimola perché tu non puoi creare qualcosa per te perché devi avere il dna del brand, perché altrimenti rischi di fare qualcosa che esiste già o l’insieme di tante cose che esistono già. Però se per esempio devo fare qualcosa. un tubino, una t-shirt, devo fare dei contrasti colore, dico ok dammi 30-40-50 prove ed in poco tempo ho delle prove che posso vedere su uno schermo, le stampo e mi danno un aiuto, un contributo incredibile, però la creatività non è sostituita dalla macchina, l’uomo è fondamentale. Se tu non metti dentro i valori dell’azienda, se tu non metti dentro il tuo modo di pensare, i tuoi dettagli, tutte queste piccole cose che fanno parte dell’heritage dell’azienda, del brand non puoi assolutamente farlo. E anche dopo quando la macchina ti dà qualcosa, devi veramente essere creativo perché devi entrare, cambiare questo e quello, devi interagire in una maniera pazzesca, quindi non è Tuk ed hai quello che ti serve, non è assolutamente vero, però devo dire che è un grandissimo aiuto perché ti dà uno stimolo a fare delle cose o a pensare delle cose che tu non riusciresti a fare”.

Lorenzo Mieli sullo stesso tema: “Nel mondo dell’audiovisivo per noi vale lo stesso principio, noi abbiamo usato l’AI come strumento tecnologico al servizio della creatività, come si utilizzano altri strumenti tecnologici, digitale, Avid, Pro tools, sono strumenti che anche in passato hanno sostituito altre macchine e professionalità. Certo cambiano i mestieri ma è una evoluzione dei mestieri, ci sono centinaia di migliaia di persone che lavorano a fare ora gli effetti speciali con il CGI, ci saranno centinaia di migliaia di persone che impareranno a governare questo strumento che si chiama intelligenza artificiale.
Per quanto riguarda la tecnica credo sia questo il punto: ogni nuova tecnica impone alla comunità di artisti e creativi di chiedersi cosa è la creatività? E che mestiere facciamo? E quindi come modificarci per andare avanti? Io auspico che l’AI al suo meglio possa essere
un ennesimo nuovo linguaggio come per esempio il cartone animato che non ha gli attori, non ci sono dei modelli reali, la Pixar per questo non viene accusata di aver sostituito gli attori!, fa la Pixar e ci sono dentro attori, doppiatori etc insomma nessuno di noi è pro o contro l’AI, noi abbiamo voluto sperimentare a differenza di molti che la pregiudicano, pur trovando molti limiti nell’AI ci siamo fatti challenge dal punto di vista pratico, professionale ed intellettuale.
…con l’AI cerchiamo di dare un corpo ad un anima”.

Il regista Carrozzini: “Qualunque tecnologia distrugge dei lavori e ne crea altri, io non la difendo, né la supporto, ho trovato interessante confrontarmi con l’AI per il racconto che è quello che facciamo noi che lavoriamo nell’intrattenimento. Nell’esempio dei modelli è quello che sta succedendo ai cassieri nei supermercati, quello che sta succedendo a tante professioni che vengono spazzate via dalla tecnologia, però se ne creano altre.
Il fim sperimenta, racconta una storia vera ma non si prende troppo sul serio, scherza e cerca un po’ di incarnare nel racconto sia a livello tecnologico che tematico, l’anima di Renzo cioè del disruptor, del pioniere, della persona che ha fatto una comunicazione che in Italia non è stata fatta da nessuno”.

Diana Barrows & Enrico Marotta