Le maschere di Carnevale

Le maschere di Carnevale

AI TEMPI DELLA REPUBBLICA... LE MASCHERE  I Veneziani erano soliti vestirsi in maschera non solo durante il periodo del carnevale ma anche in molte altre occasioni durante l’anno. Naturalmente il motivo che li spingeva a mascherarsi e a celare il proprio aspetto in altri periodi dell’anno e in luoghi particolari era quello più più ovvio: non desideravano essere riconosciuti. Ed ecco che, ad esempio, si mascheravano quando partecipavano al Gioco d’Azzardo al Ridotto, perché non volevano essere riconosciuti dai creditori che altrimenti non gli avrebbero dato tregua. Le donne si mascheravano non solo per non farsi riconoscere ma anche per bellezza. Quando si recavano all’Osteria Selvadego si mettevano una maschera di velluto per far risaltare il candore del proprio viso. Si occupavano della creazioni di maschere i Maschereri, le cui botteghe artigiane erano diffuse ovunque, tanto che la loro arte venne annessa al Collegio dei pittori, e questi artigiani si valsero anche di un proprio insieme di regole (detto Mariegola) nella prima metà del ‘500. Tuttora potrete comprare splendide maschere di carnevale artigianali, basterà saper cercare i piccoli laboratori che sorgono ovunque nella città.

LE MASCHERE TIPICHE VENEZIANE Da circa 25 anni si è ripreso a far maschere di carnevale artigianalmente a Venezia. Potrete trovare molti laboratori con una vasta scelta di modelli.

Vi presentiamo   LA BAUTA La bauta era utilizzata sia dagli uomini che dalle donne in svariate occasioni: addirittura era un obbligo per le donne sposate che si recavano a teatro mentre era proibita alle fanciulle in età da matrimonio. Era formata da un velo nero, ma poteva essere anche bianco o turchino e persino scarlatto per un’occasione di gala, chiamato tabarro, che partiva dal collo e copriva anche le spalle, da un tricorno nero e da una maschera bianca dal labbro superiore allargato e sporgente sotto un naso sporgente che aveva l’effetto di cambiare il timbro della voce, rendendo quindi irriconoscibile chi la indossava. Questa maschera bianca era detta larva, probabilmente dalla stessa voce latina il cui significato è appunto maschera o fantasma, e permetteva di bere e mangiare senza mai togliersela, mantenendo così l’anonimato. Oltre a tutto ciò si soleva anche indossare un lungo mantello nero che copriva fino a metà la persona. Durante il carnevale i Veneziani si concedevano qualsiasi trasgressione e la bauta era utilizzata per tenere l’anonimato e consentire quindi qualsiasi svago. Si dice che anche i preti e le suore la utilizzassero per coprire la proprie avventure amorose.

              LA MORETA La moreta è una maschera ovale di velluto nero che veniva usata dalle donne. La sua invenzione ebbe origine in Francia, dove le dame erano solite usarla per andare in visita alle monache, ma si diffuse rapidamente a Venezia, poiché abbelliva particolarmente i lineamenti femminili. La maschera era completata da veli velette e cappellini a larghe falde. Dato che inizialmente si indossava tenendola in bocca grazie ad un piccolo perno, era una maschera muta e quindi particolarmente gradita agli uomini.              

LA GNAGA La Gnaga era una forma di travestimento molto semplice: ci si vestiva da donna, imitandone anche il tono della voce e gli atteggiamenti. e sul viso ci si metteva una piccola maschera che copriva solo gli occhi e il naso che serviva per raddolcire i lineamenti. Molto spesso veniva usata dai giovani per coprire la loro omosessualità: si girava per le piazze, le osterie e le feste vestiti da gnaga assumendo atteggiamenti e comportamenti decisamente licenziosi.

PANTALONE   E’ sicuramente la maschera veneziane più conosciuta oltre a quella sicuramente più in uso dai veneziani durante il Carnevale. Dalle sue prime apparizioni nella Commedia dell’arte, Pantalone, il primo vecchio si esprimeva sempre nella schietta parlata veneziana. Il suo nome deriva o da san Pantaleone, uno dei santi più venerati della città o dalla parola Piantaleoni: venivano chiamati così i mercanti che andavano a “piantare il Leone” di San Marco, il cui compito importantissimo era di stabilire nuovi commerci nelle terre conquistate dalla Repubblica. Pantalone è un vecchio mercante, spesso ricco e stimato, oppure un vecchio mercante in rovina, ma in entrambi i casi, da uomo di grande vitalità negli affari, si prodiga in ogni modo e senza alcuno scrupolo per combinare vantaggiosi matrimoni per i propri figli anche se spesso a svantaggio della felicità degli stessi. Il costume è formato da un berretto di lana alla greca, una giubba rossa, calzabraghe, o braghe bianche corte da cui pendono, attaccati alla cintura, una spada o una borsa. Sulle spalle porta un mantello nero foderato di rosso, mentre calza ciabatte nere o babbucce alla turca. Sul volto è prevista la caratteristica maschera con il naso adunco, sopracciglia accentuate ed una curiosa barbetta appuntita che egli accarezza di sovente.

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