Omicidi passionali in Ruga Giuffa

Omicidi passionali in Ruga Giuffa

Due donne da evitare: tentati omicidi in Ruga Giuffa a Venezia nel 1880

In antichità a Venezia esisteva una comunità zingara che si era stabilita a Castello, da quella comunità prese il nome Ruga Giuffa: il vocabolo gajufus derivava proprio dal termine dalmato gejupka, ovvero zingaro. Nell'Ottocento Ruga Giuffa divenne la scena di due crimini molto particolari. Al civico 4772 abitava la quarantenne Carlotta Busetto, originaria di Pellestrina, assieme al marito e all'amante. Una strana convivenza. La notte del 6 febbraio 1880 Carlotta arrivò a casa dopo aver bevuto parecchio. Quando entrò in camera da letto trovò il suo giovane amante, Federico Masella, a letto con una prostituta di nome Rosa Daria residente alla Giudecca. Non fu chiaro se Rosa Daria avesse o meno una relazione con il giovane ragazzo o se avesse approfittato solo di una sistemazione provvisoria. Di sicuro per Carlotta vederli a letto assieme dovette sembrare un affronto da lavare con il sangue. Andò in cucina, prese una mannaia e ritornata in camera lo colpi per ben dodici volte alla testa. Ovviamente non serve sottolineare che Federico morì per le ferite riportate. Il 10 novembre iniziò il processo e ci vollero due giorni per arrivare alla conclusione. Carlotta fu condannata ai lavori forzati a vita. Una delle poche donne che subirono tale condanna. Nemmeno quattro mesi dopo questo omicidio, precisamente il 20 agosto, al civico 4877, sempre di Ruga Giuffa, Giovanni De Grundis, originario di Ancona e da qualche anno residente a Venezia, stava dormendo nel suo letto dopo una notte di lavoro presso il panificio Duodo. A un certo punto i vicini furono svegliati dalle sue urla, quando arrivarono i poliziotti e buttarono giù la porta, lo trovarono agonizzante sul pavimento. Aveva una brutta ferita alla testa. La sua fidanzata Giuseppina Ferretti, di soli 19 anni, aveva pensato di emulare Carlotta Busetto e cosi anche lei, dopo una crisi di gelosia, aveva preso un'accetta e lo aveva colpito mentre dormiva. Fortunatamente per Giovanni la lama rimase incastrata sul mento salvandogli la vita. Sabato 19 marzo del 1881 cominciò il processo e Giuseppina venne accusata di tentato omicidio. La corte la condannò a 13 anni che andò a scontare nel carcere alla Giudecca non troppo distante dalla sua mentore. Non si può certo dire che nel 1880 i mariti e fidanzati a Venezia dormissero sogni tranquilli dopo i casi di Giuseppina e di Carlotta. Testo a cura di Davide Busato di Veneziacriminale.it