STORIA E MONUMENTI - MUSEI - COME ARRIVARE

Vicenza è conosciuta come la città del Palladio - che vi realizzò numerose architetture - ed è un luogo d'arte tra i più importanti non soltanto del Veneto. Proprio grazie alle opere del grande architetto, è stata inserita nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO ed è infatti meta di turismo culturale con flussi da ogni parte d'Italia ed anche dall'estero.
LA STORIA E I MONUMENTI PIU’ IMPORTANTI
Già conosciuta come l'antica Vicetia in epoca romana, il più antico riscontro sul suo nome risale al 135 a.C.
L'età comunale fu poi testimone delle lotte interne tra Guelfi e Ghibellini, con alterne vicende, fino alla conquista di Vicenza, nel 1311, da parte degli Scaligeri di Verona: questa Famiglia provvide alla ricostruzione di una più ampia cinta di mura, contro la forza invasiva dei Visconti, i quali, tuttavia, alla fine prevalsero nella conquista della città e la dominarono fino al 1404.
Dal 1404 al 1797, dandosi spontaneamente a Venezia (come fecero altre città venete e lombarde) entrò a far parte della Repubblica Serenissima Veneta. Seguirono quattro secoli di pace e benessere, in cui le arti raggiunsero livelli eccelsi e l'economia prosperò. Il Cinquecento fu il secolo del grande architetto tardo-rinascimentale Andrea Palladio, già citato precedentemente, che lasciò in eredità a Vicenza e al mondo intero un’insostituibile patrimonio di architetture. Tra le opere principali la Basilica Palladiana nella centrale Piazza dei Signori, il Teatro Olimpico, Villa Capra detta la Rotonda posta appena fuori dall'abitato. La tradizione palladiana venne continuata da Vincenzo Scamozzi e da altri architetti fino al XVIII secolo.
Nell'Ottocento, dopo la caduta di Napoleone, la città passò all'Impero Austro-Ungarico e successivamente fece parte del Regno Lombardo-Veneto, per unirsi nel 1866 al Regno d'Italia. Se durante la Prima guerra mondiale si combatté in gran parte solo nella provincia, la Seconda guerra mondiale colpì anche la città, che fu gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati.
MONUMENTI:
di attività non solo politiche (consiglio cittadino, tribunale) ma anche economiche. Il duplice ordine di logge di pietra bianca di Piovene si offre nella sua eleganza e solennità: l'ascesa delle strutture sembra infinita, il gioco di luci ed ombre seduce. Il primo nucleo del palazzo chiamato della Ragione venne costruito nella metà del XV secolo unificando edifici più antichi: il "Palatium Vetus" ed il "Palatium Communis". Alla fine del Quattrocento, si pensò di dare nuovo volto alla fabbrica e di creare spazi coperti per il mercati che si svolgevano attorno ad essa. L'ambiziosa copertura a carena di nave rovesciata, ricoperto da lastre di rame, in parte sollevata da grandi archivolti, risale a metà Quattrocento. L'architetto Tommaso Formenton progettò delle logge, che avrebbero dovuto circondare l'edificio. Vennero costruite e diedero al palazzo, un'immagine nuova, simile a quella dell'omonimo edificio di Padova.
L'errata costruzione delle nuove strutture portò ad un loro crollo solo due anni dopo il completamento, aprendo il problema del rifacimento. La risoluzione non arrivò molto presto anche se furono interpellati grandi artisti da Sebastiano Serlio a Michele Sanmicheli, a Giulio Romano. Cinquant'anni trascorsero prima che fosse scelto il progetto di Sandrea della Gondola in seguito conosciuto come il Palladio. Realizzata in forme goticheggianti, Palladio con le sue logge classicheggianti risolse i difficili problemi statici e con l'uso della serliana adottò un ingegnoso stratagemma per nascondere le differenti distanze tra i pilastri ereditatate dai precedenti cantieri.
privata costituita da un corpo centrale con due ali simmetriche leggermente arretrate, dotate di grandi logge al livello del piano nobile. L'armonica facciata è strutturata in due ordini sovrapposti, soluzione fino ad allora mai utilizzata per una residenza privata di città, con un coronamento di statue. Ubicata laddove un tempo confluivano il Bacchiglione e il Retrone, l'architetto lo rialzò per evitare esondazioni. Dalla metà del ‘500 alla metà del ‘600 palazzo Chiericati rimase un
maestoso frammento (simile all’attuale palazzo Porto in piazza Castello) interrotto a metà della quarta campata, così come documentano la Pianta Angelica e i taccuini dei viaggiatori. Solo alla fine del Seicento sarà completato secondo la tavola dei Quattro Libri di Palladio. Esistono diversi autografi palladiani che restituiscono l’evolversi del progetto, da una prima soluzione dove il portico aggetta solamente al centro della facciata (per altro coperto da un timpano, come sarà per villa Cornaro) sino a quella attuale. La pianta è determinata dalle strette dimensioni del sito: un atrio biabsidato centrale è fiancheggiato da due nuclei di tre stanze con dimensioni armonicamente legate, ognuna con una scala a chiocciola di servizio e una monumentale al lato della loggia posteriore (un altro elemento che tornerà nelle ville Pisani e Cornaro). Per conferire magnificenza all’edificio, ma anche per proteggerlo dalle frequenti inondazioni (e dai bovini che venivano venduti davanti al palazzo nei giorni di mercato), Palladio lo solleva su un podio, che nella parte centrale mostra una scalinata chiaramente mutuata da un tempio antico. La straordinaria novità costituita da palazzo Chiericati nel panorama delle residenze urbane rinascimentali deve moltissimo alla capacità palladiana di interpretare il luogo in cui sorge: un grande spazio aperto ai margini della città, davanti al fiume, un contesto che lo rende un edificio ambiguo, palazzo e villa suburbana insieme: non a caso sono molte le affinità con le ville Cornaro a Piombino e Pisani a Montagnana
stabile che potesse ospitare le rappresentazioni sino ad allora messe in scena in effimere strutture di legno nei cortili dei palazzi o nel salone del Palazzo della Ragione. Solamente nel 1580 infatti l’Accademia dà inizio, su un terreno presso l’Isola ceduto dal Comune di Vicenza, al cantiere del teatro su progetto del proprio accademico Andrea Palladio. Ma nell’agosto dello stesso anno l’architetto muore senza poter vedere la fine dei lavori, conclusi dal figlio Silla. Dopo Palladio, è Vincenzo Scamozzi a intervenire sul teatro inserendo oltre la scena le scenografie allestite per la rappresentazione inaugurale del 1585, le Sette vie di Tebe, destinate a diventare parte integrante dell'edificio. Studi recenti hanno dimostrato che l’originale progetto palladiano prevedeva solamente un'unica prospettiva sviluppata in corrispondenza della porta centrale della scena, mentre nei due varchi laterali dovevano trovare posto fondali dipinti.
rielaborata nel 1481, è un raro esempio di gotico fiorito, con singolari partiture decorative, incentrate sul motivo a torciglione. Le porte laterali sono trilobate, in arabesco. Il portale rinascimentale è affiancato da una scritta che allude allo stemma di famiglia.
Andrea Palladio, la cui originalità artistica lentamente si disvela all'occhio sorpreso dello spettatore in quattro facciate tra loro identiche.
accogliendo sale per la filatura della seta, decorato con episodi della mitologia greca-romana. Nel XVIII secolo subì una rivisitazione in stile neoclassico. Ospita una rinomata galleria in cui sono esposti dei capolavori della pittura veneta e una collezione di icone russe.IN AEREO
Gli aeroporti più vicini a Vicenza sono a Venezia (60 km), Verona- Villafranca (60 km), Milano - Linate (200 km), Milano - Malpensa (260 km).
l'Aeroporto di Vicenza "Tommaso Dal Molin" è Aeroporto militare aperto al traffico civile e commerciale diurno e notturno. Ospita voli di linea, executive, privati, trasporto valori e merci, voli sanitari, di soccorso e protezione civile.
IN AUTOMOBILE
Vicenza dista due ore da Milano, un'ora e mezza da Bologna, 30 minuti da Verona e Venezia.
Ha tre svincoli autostradali diretti: due sulla A4 Serenissima Brescia-Padova (Vicenza Est e Vicenza Ovest), sulla direttrice Torino Trieste.
Il terzo casello (Vicenza Nord) è lo sbocco dell’Autostrada A31 Valdastico, che si allaccia alla A4 e collega Vicenza con la provincia ed in particolare l’alto vicentino (Thiene, Schio, Asiago, Marostica, Bassano).