“Accidenti che voce: tenebrosa, gutturale, quasi da crooner. Peccato che lui sia Iggy Pop, ossia il padre del punk e mica dello swing, l’unico dei grandi che abbia vissuto tutti sulla sua pelle il nichilismo abrasivo, l’insensata voglia autodistruttiva e la spaventosa assenza di speranze che hanno devastato i primi sessant’anni della sua vita. Ora che ne ha 61, ha finalmente voglia di parlarne e magari di riderci su facendo tremare le cicatrici del suo ventre: per anni l’americano Iggy si è ferito apposta sul palco, uscendone qualche volta grondando sangue ed eroina. Il suo rito pazzesco. La sua catarsi immane. Però tranquilli: all’Heineken Jammin’ Festival di Venezia, dove il 20 canterà con gli Stooges, il suo sarà soltanto un concerto enciclopedico, il manuale del punk fatto di chitarre ruvide, batteria sincopata e versi strillati, gonfiati e asfissiati da lui che è inarrestabile, lo stregone del punk che salirà sul palco a torso nudo urlando: eccomi qui, le mie angosce sono anche le vostre (e che voce, accidenti).
Caro Iggy Pop, dicono che il punk a sessant’anni sia solo una pagliacciata.
«Non so, io sono punk ma non riesco a spiegare che cosa voglia dire questa parola».
È un’attitudine di vita, forse.
«Allora penso di aver trascorso la mia vita mettendomi contro alle cose. Non so se è punk, ma è stato doloroso».
Non lo è più?
«Forse ho ridotto il mio ego».
L’unico cambiamento?
«No, ho anche da poco cambiato i miei jeans. Li cambio ogni due o tre anni, e non sto scherzando».
I suoi concerti non sono uno scherzo. Il volume è altissimo, l’aggressività pure.
«I miei concerti da solo o, come questa volta, con gli Stooges sono sempre stati così. Rispetto al solito, a Venezia canterò anche 3 o 4 nuove canzoni tra le
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