Monte Civetta – Alleghe – Zoldo – Selva

MONTE CIVETTA – ALLEGHE – ZOLDO – SELVA

  • ico POSIZIONE: monte civetta

Il Comprensorio sciistico del Civetta racchiude in sè un paesaggio da favola tra piccoli romantici paesi e imponenti montagne, splendide vallate e boschi silenziosi per meravigliose passeggiate estive a piedi o avventurose escursioni in bicicletta.

D’inverno le piste collegano le tre valli del comprensorio Ski Civetta in un esaltante carosello di discese cui fanno eco scenari che lasciano lo spettatore senza fiato, e sono sempre perfettamente innevate per chi ama le discese ripide o per chi preferisce sciare in tutta tranquillità . Inoltre il Civetta offre magnifiche piste di discesa illuminate e non mancano anche le piste da fondo illuminate. Insomma 46 piste sono a disposizione degli sciatori, di cui 4 difficili, 18 medie e 24 facili per un totale di 82 km di piste, in gran parte coperte dall’innevamento artificiale e comprese tra i 1000 e i 2050 metri. La risalita è garantita dai 26 impianti, di cui tre cabinovie ad ammorsettamento automatico, 6 seggiovie e 17 skilift.

Alleghe, Selva di Cadore, Zoldo e Palafavera sono le principali località di questo Comprensorio, unite da legami di antiche tradizioni, usi e costumi. Gli esercizi alberghieri sono strutture accoglienti, a gestione familiare dotate dei comfort necessari a passare una vacanza indimenticabile. L’ottima gastronomia locale, ricca di piatti tipici, si combina ad una calorosa atmosfera.

Il comprensorio Civetta è un’interessantissima area sciistica veneta.

ALLEGHE

Già nel XII secolo esisteva una numerosa comunità montana, tanto da essere necessaria una cappella per le fuzioni religiose di tutta la zona. Il centro abitato di Alleghe, prima della formazione del lago, era composto da un gruppo di villaggi posti sul fondovalle e sulle pendici laterali del torrente Cordevole. L’11 gennaio 1771 un’enorme frana precipitò dal
Monte Spitz seppellendo tutto il fondovalle. Così la montagna franata formò una diga naturale dal quale nacque il pittoresco lago di Alleghe.

Le montagne svettanti nel cielo attrassero ben presto gli escursionisti che andarono alla conquista di vette inviolate: Civetta, Pelmo, Marmolada. Fin dal secolo scorso, infatti, lungo le rive del lago sono sorti i primi alberghi, proprio legati alla storia di uno sport glorioso: l’alpinismo.

Alleghe è un’incantevole luogo di villeggiatura sia per gli amanti della natura che per quelli dello sci.

ZOLDO ALTO E LA VAL ZOLDANA

L’area zoldana è conosciuta sin dal XIII secolo come importante centro minerario. Il comune di Zoldo Alto, che è oggi una nota stazione di villeggiatura estiva ed invernale situata nell’alta valle omonima, è formato dalle nove frazioni di Brusadaz, Coi, Costa, Fusine (1177 m), Iral, Mareson, Palavera, Pecol (1338 m) e Pianaz. Questi piccoli centri sono collocati su entrambi i versanti del torrente Maè e sono circondati dalle maestose vette del Civetta. Gli impianti di risalita del comprensorio della valle, diviso nei due poli di Pecol e di Palafavera, sono collegati con quelli di Alleghe e di Selva di Cadore. Gli appassionati del fondo hanno a disposizione due piste: la “Mareson” e la “Palafavera”, lunghe rispettivamente 3 e 5 Km.
D’estate, la valle si trasforma in un affascinante meta per escursioni ad alta quota, sul Pelmo, sul Civetta o sul gruppo della Moiazza. Fra le tante mete possibili, la salita ai piedi del Pelmetto, permette di vedere le orme dei Dinosauri, impronte di animali preistorici risalenti a 250 milioni di anni fa. Un’altra importante testimonianza dell’era preistorica è rappresentata dai resti dell’Uomo di Mondeval, risalenti al periodo Mesolitico ed oggi conservati nel Museo Civico di Selva di Cadore.

SELVA DI CADORE E LA VAL FIORENTINA

Attorno al Mille la valle Fiorentina apparteneva ai regolini di S.Vito, che crearono i primi nuclei di quelli che oggi sono i villaggi di Selva, a cui Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero diede le miniere in feudo. Il ferro veniva lavorato a Selva e a Caprile, da dove raggiungeva il bellunese per fare spade e coltelli, Forno di Zoldo per essere tramutato in brocche ed in chiodi o la valle del Boite.

Dopo la caduta della repubblica di Venezia la chiusura delle miniere causò un notevole fenomeno di emigrazione.

La svolta decisiva per l’economia del paese avvenne alla fine del 1970 quando entrarono in funzione una seggiovia e degli skilift, si aprirono nuovi alberghi e gli impianti entrarono a far parte del comprensorio del Civetta. Il turismo divenne da quel momento la principale fonte di guadagno.

La Val Fiorentina è stata frequentata sin da tempi antichissimi: ne è la testimonianza il ritrovamento dello scheletro dell’Uomo di Mondeval risalente al periodo tardo Mesolitico (7.300 anni fa). Altri reperti risalgono al tardo Neolitico e all’eneolitico (fine IV° millennio a. C. – III° millennio a. C.).

Durante tutto il corso dell’anno, la valle rappresenta un paradiso di natura per lo sport e per il relax: laghetti d’alta quota ove rilassarsi; infinita varietà di passeggiate, percorsi in mountain-bike lungo stradine e sentieri nei boschi; escursioni ed ascensioni fra le più rinomate e ardite.

Da non dimenticare l’aspetto culturale di Selva di Cadore; c’è, infatti, la possibilità di visitare il Museo Civico “Vittorino Cazzetta” dove è conservato lo scheletro originale dell’UOMO DI MONDEVAL e vari altri reperti archeologici tra i quali troviamo punte di selce, e vari vasi. Questo museo è diviso in 3 parti: la sezione archeologica dove si trovano vari reperti archeologici, la sezione storica nella quale si possono ammirare una serie di pergamene tra le quali delle iscrizioni confinarie romane databili al I° secolo d. C. e la sezione geopalenteologica dove è visibile il calco di 40 metri quadrati con impresse varie serie di impronte di dinosauro, ricavato da uno strato del Pelmetto.

La Valle viene inoltre attraversata dall’Alta Via n°1, famoso percorso alpinistico delle montagne italiane: tra paesaggi meravigliosi si possono trascorrere intense giornate immersi completamente nella natura, accompagnati solo dal proprio zaino in spalla e dall’ospitalità casalinga dei rifugi di montagna.