Padiglione Venezia interamente dedicato a Fabrizio Plessi

Dal 4 giugno 2011
GIARDINI DELLA BIENNALE, Padiglione Venezia

Il Padiglione Venezia della Biennale, in occasione della 54.Esposizione Internazionale d’Arte, è stato finalmente restituito alla città, restaurato in meno di due mesi grazie ai contributi di Louis Vuitton e Arzanà. Al suo interno sono posizionate le installazioni digitali di uno degli artisti veneziani (anche si di adozione) più famosi al mondo: Fabrizio Plessi, che qui propone una nuova visione della sua opera MARI VERTICALI, sviluppandola in maniera simbiotica all’interno della struttura a emiciclo. Il Padiglione è stato così interamente occupato da un grandioso concerto di acque in continuo movimento e divenire.

Il fatto che il Padiglione Venezia sia completamente dedicato alla sua opera è quasi di una consacrazione per Plessi, riconosciuto come uno dei più grandi video artisti internazionali. Ha partecipato a oltre 500 mostre in giro per il mondo (quella di Berlino è stata un successo con più di 250.000 visitatori) e a lui sarà dedicato il Museo di Palma di Maiorca, di prossima apertura. L’opera di Plessi dichiara il legame tra l’arte tradizionale, la natura e la teconologia dimostrando che qualsiasi oggetto e qualsiasi legame possono essere evocati sullo schermo.

Così si esprime l’artista riferendosi all’opera esposta alla Biennale: “Gigantesche imbarcazioni di acciaio nero emergono verticali dall’oscurità e invadono l’intero spazio che le accoglie. I mari del mondo,racchiusi ognuno nella propria chiglia scura, si agitano fragorosamente ai nostri piedi, sonori evocativi di risacche e onde lontane si mescolano e si intersecano nella diafana spazialità dell’ambiente circostante. Un grandioso ed emozionante concerto d’acqua vive in perenne movimento e in continua fluida mutazione. L’antica saggezza dell’uomo e l’artigianato si fondono con la tecnologia più avanzata in una perfetta simbiosi tra presente e futuro. Tutto è pronto per salpare su queste Arche di Noè elettroniche che si protendono verso il cielo per noi, increduli ed attoniti aborigeni digitali della contemporaneità” TD

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