Bertozzi&Casoni - LE BUGIE DELL’ARTE

dal 7 giugno al 2 settembre 2007

Ca’ Pesaro

Tre vanitas monumentali compongono Le Bugie dell’Arte, un grande progetto espositivo che vede coinvolti il sodalizio artistico Gianpaolo Bertozzi/Stefano Casoni e i Musei Civici Veneziani, nella storica sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, in concomitanza con la 52. Biennale Arti Visive.

casoni-bertozzi.jpgLa mostra, visitabile con l’orario e il biglietto del Museo, consiste di tre grandi opere site specific concepite come un esperimento di illusa antimonumentalità: un potente orso su una base destinata a liquefarsi, una grande macchina che non produce nulla, il teschio di Pinocchio in oro con il lungo naso delle bugie dell’arte.
Si tratta di lavori, come sempre per Bertozzi&Casoni in ceramica, che ben rappresentano il loro repertorio e immaginario figurativo: oggetti d’uso, porzioni di natura, rappresentazioni di animali tratti dalla realtà, oltre a fedeli riproposte di alcune “icone” dell’arte presentate preferibilmente sotto forma di scarti, rifiuti o in condizioni di degrado.
Il tutto riprodotto in quel materiale ceramico eletto a loro principale linguaggio artistico, a cui affidano la propria missione estetica.
Una prassi creativa che mette in atto uno spiazzante cortocircuito oggettuale disponibile a molteplici riletture.

Con questo progetto Bertozzi&Casoni si interrogano sul processo di decostruzione e negazione della monumentalità, oggettuale o concettuale, che costituisce una delle costanti delle espressioni artistiche contemporanee. Mentre si nega la monumentalità e le forme autorevoli in voga, si lavora per affermare le proprie con orgogliosa e autoritaria arroganza, come avviene in chi sorride e inconsapevolmente mostra anche i denti.
Questo ambiguo doppio svela l’inconsapevole bugia dell’arte: bisogna che tutto cambi affinché nulla cambi, affermando così – paradossalmente– una ciclica universalità del percorso estetico.
Gli strumenti e i linguaggi di questa nuova monumentalità appartengono a un inesauribile e collaudato repertorio che viene sottoposto a un processo di riappropriazione, riproduzione e reinterpretazione al fine di ricontestualizzarlo nella contemporaneità.

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