Dal 16 novembre al 10 febbraio la Querini Stampalia è colonizzata dalle opere di Georges Adèagbo artista africano vincitore della Biennale 2002
Georges Adéagbo, nato nel 1942 a Cotonou (Benin) dove vive e lavora, è uno dei più importanti artisti dell’Africa Occidentale. Le sue partecipazioni alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1999 e a Documenta di Kassel nel 2002 hanno decretato il suo riconoscimento anche a livello internazionale.
L’esposizione, pensata per gli spazi della Fondazione Querini Stampalia, è a cura di Chiara Bertola con Stephan Koehler è stata inaugurata venerdì nella sede di Santa Maria Formosa e che resterà aperta fino al 10 febbraio.
Adèagbo dal 2005 ha soggiornato più volte a Venezia come ospite della fondazione, per raccogliere materiale utile alla sua pirotecnica immaginazione. La rassegna si sviluppa su due piani: al secondo piano l’interazione con le opere esistenti nel museo secondo il progetto Conservare il futuro - atto a mettere in relazione arte antica e contemporanea e le pareti site-specific al terzo piano, in cui l’artista africano ha rappresentato due grandi collage che continuano sul pavimento, costituiti da giornali, volantini, figure inserite in casse artigianali.
Scorrendo le sale ci si imbatte nella personalità versiforme di Georges, abile nel non dare punti di riferimento allo spettatore e a tempestare di proprie considerazioni ogni didascalia, ogni foto scrivibile. Il risultato è originale e quasi disarmante: l’intero edificio risulta completamente pervaso dalle opere di Adèagbo, ha aggiornato le tele del Bellini, disseminato xilofoni lignei accanto al pianoforte storico e a un organetto acquistato nei mercatini, piazzato due maschere africane della Morte sul letto degli sposi frontale allo specchio, rappresentato la verticalità della Letizia Bonaparte di Canova con una bottiglia di vino e una di birra, lungi dal dissacrare. Nella stanza del Bella, che illustra
le cronache della Serenissima, Adèagbo ha stipato un insieme di pubblicazioni giornalistiche, a significare l’overdose di informazione, con liane assemblate da collane, a mettere in comunicazione un quadro all’altro.




















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