Venezia – 65.Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Presentato il terzo film nostrano in concorso che pur essendo ben poco italiano nei contenuti commuove tutti

1 settembre 2008

la-terra-degli-uomini-rossi-venezia2008.jpgPresentato oggi, con grande commozione da parte del pubblico, il terzo film italiano in concorso, “Birdwatchers – La Terra degli uomini rossi”, del regista di origini cilene Marco Bechis.
La pellicola si può definire italiana solo per il regista e per la presenza di due attori nostrani in ruoli secondari
, Chiara caselli e Claudio Santamaria, dato che la storia, ambientata nel Mato Grosso, in Brasile, ha come protagonisti un gruppo di indios Guarani-Kaiowà (foto da La Nuova Venezia) e la loro lotta contro i fazendeiros bianchi per riprendersi la loro terra. Marco Muller, direttore della mostra, sembra aver dato molta più importanza alla qualità dei film più che al jet set hollywoodiano ques’anno e infatti il tema trattato oggi è di quelli forti così com’è avvincente e intenso il film stesso.

birdwatchers-laterradegliuominirossi.jpgI fazendeiri conducono la loro esistenza ricca e annoiata. Possiedono campi di coltivazioni transgeniche che si perdono a vista d’occhio e trascorrono le serate in compagnia dei turisti venuti a guardare gli uccelli. Ai limiti delle loro proprietà, cresce il disagio degli indios che costretti in riserve, senza altra prospettiva se non quella di andare a lavorare in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero, arrivano spesso al  suicidio. Ed è proprio uno di questi drammatici gesti a scatenare la ribellione. Guidati da un leader, Nádio, e da uno sciamano, un gruppo di Guarani-Kaiowá si accampa ai confini di una proprietà per reclamarne la restituzione.

Il regista, già noto a Venezia per il film “Figli/Hijos”, sul dramma dei figli dei desaparecidos, ha costruito questo film nell’arco di 3 anni. Prima di tutto contattando l’Associazione Umanitaria Survival che si occupa della difesa delle popolazioni indigene nel mondo e poi partendo alla volta del Mato grosso per vivere per più di un anno a contatto con i Guarani-Kaiowà. Ed è proprio dalla storia vera di uno di essi, presente oggi a Venezia insieme a tutti gli altri protagonisti indio, che si è partiti per creare una sceneggiatura. L’attore non professionista che anche sullo schermo interpreta il capo della tribù: “è stato per quattro anni accampato sulla strada, proprio come vediamo nel film. Poi si è ripreso parte della sua terra, ai margini di una grande fazenda che produce soia e alleva mucche”.
Emozioni durante il film e tanta commozione anche durante la conferenza stampa quando prendono la parola proprio loro, gli attori non professionisti guarani-keowà. Una di loro Eliane Juca da Silva ha commosso tutti i presenti quando ha spiegato piangendo che la loro vita è così triste, specie per i bambini, e che non hanno nemmeno l’acqua. Dice fiera “Vogliamo solo un’opportunità, per i nostri giovani: ci vestiamo e mangiamo come voi, i bianchi sono rispettati, dovete rispettare anche noi. Sono orgogliosa del mio popolo: ma abbiamo bisogno di sostegno, abbiamo bisogno di avvocati”. Speriamo che il film che verrà poi presentato al festival di Rio smuova le coscienze.

Tania Danieli

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1 commento »

  1. Para ser italiano un filme no necesita tener una temática de la península. Lo “italiano” es una manera de ver y sentir el mundo, de analizar y penetrar la realidad.

    Commento by Oleo — 9 settembre 2008 @

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